Vi invitiamo alla lettura dell’inchiesta sul nodo fiorentino della Tav pubblicata oggi da Metropoli Day a cura di Andrea Vignolini. Comune, Provincia e Regione si intestardiscono su un progetto costoso, inutile e dannoso. Esiste però un progetto alternativo alla doppia galleria lunga sette chilometri. Costa un sesto di meno e lo ha preparato l’Università di Firenze insieme ai cittadini più attivi nella difesa del bene comune. Le istituzioni continuano ad ignorarlo mentre l’appalto milionario è andato alle cooperative rosse. A noi restano cantieri infiniti, traffico immane di tir (1000 alla settimana), rischi per gli edifici e per il sottosuolo, costi esorbitanti.Dopo le condanne per i lavori in Mugello tante le perplessità. Parla il presidente dell’osservatorio ambientale
Visto quello che è successo nel Mugello e dopo l’iniezione di fiducia (della serie «l’avevamo detto») frutto della sentenza di lunedì - il tribunale di Firenze ha condannato per i danni ambientali dirigenti, tecnici e ingegneri del consorzio Cavet, il general contractor della Tav - comitati, politici e semplici cittadini si preparano a dar battaglia su Firenze. L’incubo in questo caso è il sottoattraversamento della città e l’incognita di cosa succederà nel tratto che le talpe scaveranno tra Campo di Marte fino a Castello, con nel mezzo la nuova stazione Tav. Ma cosa accadrà quando le talpe inizieranno a scavare nel sottosuolo di Firenze? L’impatto ambientale previsto dai lavori non è accertato dal momento che il consorzio — guidato dalla Coopsette di Reggio Emilia e dal Consorzio Etruria della Legacoop toscana — che eseguirà l’opera presenterà il piano a metà aprile (da lì passati 60 giorni, se ci sarà l’ok dell’osservatorio potrebbero anche partire i lavori) assieme al progetto esecutivo.
Un tunnel di sette chilometri sotto la città da Castello a Campo di Marte, una nuova stazione (Firenze Belfiore-Circondaria) progettata dall’architetto Norman Foster, a 50 metri di profondità agli ex macelli, la realizzazione di uno scavalco ferroviario a Rifredi in modo da organizzare al meglio il traffico dei treni Tav. Costo che si aggira intorno ai 2 miliardi di euro, già finanziati. I lavori, appena iniziati, non termineranno prima del 2014, previsione ottimistica. La nuova stazione sotterranea della Tav permetterà di collegare i treni metropolitani e regionali, che transiteranno in superficie, con quelli della Tav permettendo un vero e proprio sistema integrato di trasporto. Galleria a doppia canna da Castello alla stazione di Firenze Campo Marte. Il tunnel prevede due gallerie lunghe circa sette chilometri che attraverseranno la città passando sotto quartieri e monumenti come la Fortezza da Basso. Nei tratti in cui queste gallerie risaliranno in superficie la loro distanza dalle abitazioni sarà davvero minima.
L’osservatorio ambientale istituito proprio per monitorare il tratto fiorentino della Tav ha predisposto intanto un massiccio programma di monitoraggio (con radar e sistemi satellitari). E il presidente, Pietro Rubellini, spiega che le zone più a rischio sono tre: Campo di Marte, Castello e la nuova stazione. Perché quanto successo in Mugello non dovrebbe accadere a Firenze? «Quando è stato messo a punto l’accordo per il sottoattraversamento cominciavano a sorgere i problemi in Mugello. Per questo Regione, Comune e Provincia hanno chiesto maggiori garanzie con meccanismi di monitoraggio sulla falda acquifera e sugli studi propedeutici alla messa a punto del progetto definitivo ed esecutivo che ci lasciano relativamente tranquilli.
Sulla questione delle terre di scavo inoltre il ministero a suo tempo aveva dato maggiori restrizioni alla normativa». Da sempre i comitati tirano in ballo i problemi legati alla falda acquifera. «Ma diversamente dal Mugello, dove l’acqua si muoveva tra le fratture nelle rocce come delle venature e con ripercussioni nel raggio di più chilometri, a Firenze sappiamo con esattezza dove si trovi la falda. Sappiamo che ci potranno essere dei gravi sismi (sprofondamenti, ndr) legati alle interazioni tra lo scavo e la falda - continua Rubellini - ma il problema più serio è quello della perdita di materiale durante lo scavo». Il geologo, presidente dell’osservatorio, si riferisce a quando le talpe cominceranno a mettersi al lavoro: «Via via che la talpa perfora il terreno, questo tende a richiudersi. Il progetto ambientale prevede una perdita media di volume del 2%. Ma tutto sta nel lasso di tempo che passerà da quando passa la talpa a quando verranno installate le centine di acciaio. Questa, se tutto va bene, è la previsione massima con cui si potrebbero già avere degli effetti in superficie».
La proposta alternativa: «Sei binari di superficie sarebbero più efficienti»
Il progetto di Alberto Ziparo e Giorgio Pizziolo prevede solo uno scavo, quello di due brevi gallerie sotto via Bolognese, e un costo totale di appena 300 milioni
Sei binari in tutto, senza mai scendere sotto terra. Due per i supertreni dell’Alta Velocità, due per il traffico regionale, due per la navetta metropolitana (vedi il progetto). E’ così che due ingegneri che insegnano alla facoltà di architettura dell’Università di Firenze immaginano l’attraversamento fiorentino della Tav, in alternativa a quello del tunnel già assegnato in appalto al raggruppamento di imprese capitanato dall’emiliana Coop Sette. Sono Alberto Ziparo, docente di pianificazione ambientale, e Giorgio Pizziolo, docente di urbanistica. Impegnati da anni a fianco dei comitati anti-Tav e antitramvia e di Italia Nostra, i due tecnici si battono per imporre all’attenzione la loro iniziativa, che ricalca in parte quella lanciata dall’assessore Franchini della giunta Morales. «Abbiamo lavorato su una vecchia idea che era stata lanciata già prima della conferenza dei servizi del ’99 - spiegano -, che è quella di aggiungere due binari ai quattro attuali. In realtà il quinto binario esiste già in molti tratti della ferrovia fiorentina ma non è utilizzato. Si tratterebbe perciò di allargare lo spazio per un altro binario, lavoro non semplicissimo ma neppure impossibile. Andrebbero scavate anche due nuove piccole gallerie sotto la via Bolognese e questa sarebbe l’operazione più costosa del progetto, che in totale non supererebbe i 300 milioni, cioè un quinto del sottoattraversamento che infliggerà a Firenze dodici infernali anni di cantieri, polvere e rumore».
Della loro proposta Ziparo e Pizziolo hanno parlato a politici e amministratori di Regione e Comune: «Si rifiutano di ascoltarci, dicono che tutto è deciso e che ormai non si torna indietro - raccontano -. Eppure sappiamo per certo che il ministro Matteoli sta esaminando le carte che gli abbiamo mandato e adesso stiamo cercando di organizzare un incontro con le Ferrovie». Con loro ha lavorato allo studio anche Vincenzo Abruzzo, che è per l’appunto un ingegnere ferroviario che ha sempre sostenuto la maggiore efficienza ed economicità del passaggio in superficie. La tentazione del risparmio non sarebbe l’unico motivo di appeal del percorso in superficie, sostengono i due ingegneri.«E’ una follia che la legge obiettivo consenta di non sottoporre i progetti esecutivi alla Valutazione d’impatto ambientale - sostengono -. In questo modo le imprese potranno scavare sotto Firenze avendo presentato solo uno studio di massima che spiega come verrà fatto il tunnel, senza tener conto degli enormi problemi idrogeologici che l’opera causerà. In questo senso l’esempio del Mugello è illuminante: i danni provocati dall’Alta Velocità sono giganteschi quanto irreparabili. Stiamo prendendo in considerazione un ricorso alla Corte europea ma è complicato quando c’è di mezzo una legge nazionale».
Della collocazione “alternativa” della stazione non si preoccupano particolarmente Ziparo e Pizziolo: «Potrebbe essere benissimo Rifredi ma vanno bene anche Statuto o Campo di Marte. L’essenziale è che sia una stazione di passo dove chi scende dai treni dell’Alta Velocità trovi subito il metrotreno urbano che converga su Santa Maria Novella. Sia la Tav che i treni regionali sarebbero interconnessi con la metro di superficie, a cui verrebbero dedicati i due binari più interni. «Del resto – concludono Ziparo e Pizziolo - i treni ad Alta velocità fino 2014 passeranno comunque in superficie e questo dimostra che il sottoattraversamento non serve».
Partite le diffide di 91 cittadini
Intanto, annuncia l’associazione ambientalista Idra, sono già partite novanta diffide (per l’esattezza 91) di altrettanti cittadini che abitano nella zona tra viale Lavagnini e via Fra’ Bartolomeo. Nella deprecata ipotesi che si verifichino dei danni durante e dopo i lavori si riservano di esercitare «le più opportune azioni per l’accertamento di eventuali responsabilità delle amministrazioni che hanno concorso all’approvazione del progetto. Per questo le diffide sono già state spedite a enti locali, soprintendenze e vigili del fuoco. Un modo per mettere le mani avanti e un segnale di sfiducia nei confronti del progetto. Tra le associazioni costituitesi parte civile al processo Tav c’è Italia Nostra Firenze, che rilancia ora l’opposizione al progetto di sottoattraversamento Tav a Firenze. «Siamo insoddisfatti - dice Margherita Signorini - perché i danni ci sono stati, e sono irreversibili, l’acqua sottratta e le fonti prosciugate non torneranno. Sulla Tav in Mugello valuteremo cosa fare - aggiunge - ma intento ora la nostra battaglia deve concentrarsi contro il progetto di sottoattraversamento del centro di Firenze della Linea dell’Alta Velocità. Esistono alternative, come il piano di recupero dei binari di superficie già esistenti elaborato da alcuni docenti dell’ateneo fiorentino, che noi appoggiamo. Dobbiamo evitare il rischio che a Firenze succeda quello che è accaduto in Mugello». «E’ una sentenza storica, che riconosce danni e responsabilità e che crea un precedente per tutte le opere di questo genere in Italia, dalla Val di Susa al ponte sullo stretto». E’ il commentato di Girolamo Dell’Olio dell’associazione di volontariato Idra, che da sempre si oppone al progetto dell’Alta Velocità. «La nostra lotta continua - ha proseguito Dell’Olio - contro il sottoattraversamento di Firenze e contro i servizi ridotti per i pendolari, penalizzati dal passaggio dell’alta velocità ».«Con la costruzione del tunnel – spiega il Comitato No Tav di Firenze - ci saranno cantieri infiniti, traffico immane di tir (1000 alla settimana), rischi per gli edifici e per il sottosuolo, costi esorbitanti».
Conti:«Ok così» De Zordo e Cellai: «Tunnel, grave errore»
I giorni dopo la sentenza hanno ridato fiato a chi in questi anni ha sempre gridato allo scempio. Come la consigliera comunale Ornella De Zordo: «Il processo mostra che in Toscana le grandi opere servono a favorire gli interessi privati e ha anche mostrato che i soggetti pubblici sono perlomeno inadeguati, superficiali e inefficaci nell’adempiere il ruolo di controllori. La cosa più grave però è che gli stessi meccanismi approssimativi sono stati attivati per l’inutile e dannoso progetto di sottoattraversamento Tav di Firenze». I Verdi della Toscana e della Provincia di Firenze lanciano «un appello alle istituzioni del governo locale e regionale e agli enti di controllo preposti, affinché questa vicenda possa almeno servire a non ripetere più disastri sul nostro territorio». «Non esiste – spiega l’assessore regionale alle infrastrutture, Riccardo Conti - intervento di superficie che non impatti la città in maniera devastante. Tutte le analisi prevedevano tunnel, persino il vecchio piano Detti del 1962 aveva previsto un passante in galleria. L’unico progetto di attraversamento in superficie è stato bocciato nel 1993 per l’impatto ambientale devastante dentro Firenze. Noi da oltre 3 anni abbiamo messo al lavoro un gruppo tecnico nell’Osservatorio ambientale». Il consigliere di Fi-Pdl, Paolo Marcheschi, ha ricordato «i troppi errori nella cantierizzazione di Firenze come nel caso del sottoattraversamento della Fortezza che ha spaccato in due la città e ha inciso su Firenze Fiera». Perplesso e preoccupato si è detto il consigliere di An-Pdl, Marco Cellai: «Ho più volte definito questo progetto un grosso errore per Firenze. Logica e visione urbanistica avrebbero voluto uno studio più attento».
ANALIZZANDO IL TESTO PRECEDENTE, VI E' UNA CERTA ANALOGIA COL NOSTRO PROBLEMA DELLA STRADA DI GRONDA.
LE SOLUZIONI, FERMO RESTANDO CHE ATTUALMENTE L'ESIGENZA DI UN CORRIDOIO LUNGO LA VALLATA NON ESISTE VISTO L'AVVITAMENTO CHE STA PRENDENDO SEMPRE PIU' QUESTA CRISI SISTEMICA CHE HA RIDOTTO L'ECONOMIA AD UNO ZOMBI, SONO SINTETICAMENTE DUE, UN SOTTOPASSAGGIO, E COME POSSIAMO CONSTATARE OLTRE AI COSTI ESORBITANTI, VI SONO MOLTE ALTRE PROBLEMATICHE DA AFFRONTARE PER LA REALIZZAZIONE, UNA SECONDA SULLA SUPERFICIE CHE AVREBBE MENO IMPATTO AMBIENTALE, MA POTREBBE FAR VENIR L'ACQUOLINA IN BOCCA AI FALCHI CELLA CEMENTIFICAZIONE, QUINDI SI POTREBBE PROFILARE UNA TERZA SOLUZIONE, CHE E' UNA SORTA DI VIA DI MEZZO FRA LE DUE PRECEDENTI, E CONSISTE IN UNA SOPRAELEVATA, CHE AL SUOLO INCIDEREBBE SOLO PER GLI SPAZI OCCUPATI DAI PILASTRI, POI GLI EVENTUALI TERRENI PRIVATI NON VERREBBERO INTERROTTI DALLA STRADA EVITANDO COSI' DI DIVIDERE IN DUE LA PROPRIETA', INOLTRE POTREBBE DIVENIRE UN OSTACOLO AL RISCHIO CEMENTIFICAZIONE PRECEDENTEMENTE EVIDENZIATO.
2 commenti:
GRONDA O NON GRONDA
Con il quesito posto da Andrea, colgo l’occasione per approfondire il tema “ strada di gronda in galleria sul territorio di Poggio Berni “ che in più di un’occasione ho avuto modo di prospettare come “ la soluzione “ all’attraversamento del nostro territorio con una strada di collegamento tra la costa e l’alta Valmarecchia.
L’analogia a cui fa riferimento Andrea, dal mio punto di vista è molto, molto debole. Mi cimenterò nello spiegare il perché in poche righe, consapevole della difficoltà che questo comporta perché, il tema si caratterizza per le molteplici complessità ingegneristiche, a me molto note e conosciute avendole studiate e realizzate, le cui spiegazioni richiederebbero molto tempo e ampio spazio, mentre, per mia indole, preferirei argomentare la discussione attraverso un confronto verbale fatto di domande e di risposte.
> Le gallerie Fiorentine, che “servono” la TAV, cioè un traffico ferroviario, che produce un inquinamento altissimo nel campo acustico, medio in quello elettromagnetico e medio-basso in quello ambientale, vengono realizzate con delle T.B.M. , volgarmente chiamate talpe. I tunnel, così realizzati, risultano molto onerosi per gli alti costi delle attrezzature ( con una talpa, costruita ad oc, si fa una sola galleria e poi si rottama ), dei materiali e del personale e si caratterizzano per il problema dovuto dallo smaltimento del materiale di scavo, sempre inquinato, denominato smarino. Il sistema scavo-centinatura, prodotto con la talpa, non “controlla” in assoluto i cedimenti differenziati del terreno soprastante, nel medio lungo periodo, soprattutto quando i terreni sono di natura limo-argillosi. Per evitare questo problema, quando sulla galleria insistono centri abitati o importanti manufatti, progettualmente, si opta per l’approfondimento dell’asse di scavo con il conseguente incremento dei costi. Questo è quello che è stato previsto a Firenze.
> La galleria da me ipotizzata, per il prolungamento della strada di gronda sul territorio di Poggio Berni, “servirebbe” solo un traffico su gomma che produce inquinamento acustico ed ambientale. L’ ambiente chiuso della galleria, attraverso la camera di ventilazione e filtraggio, consentirebbe l’abbattimento totale dei fattori d’inquinamento rivolto agli abitanti. La galleria si dovrebbe realizzare a “cielo aperto”, utilizzando per lo scavo dei volgari escavatori. Così operando, non si porrebbe il problema dello “ smarino ” anzi si recupererebbe del materiale pregiato qual è la ghiaia, che potrebbe “servire” due diverse possibili finalità: Ridurre i costi dell’opera; risanare le aree atrofizzate del Marecchia; in ogni caso, i costi di questo modello esecutivo, adottato a Cesena per la costruzione del passante della città, non sono assolutamente paragonabili a quelli di un equivalente tunnel realizzato con la talpa.
> Per quanto attiene il terzo punto, posto da Andrea, la realizzazione della strada in sopraelevata, mi sembra corretto sottolineare che il costo sarebbe certamente inferiore al tunnel, ma nulla in più darebbe, sia per annullare gli “ appetiti “ immobiliari sia per salvaguardare e mantenere l’unità delle proprietà private anzi, con la realizzazione della strada sopraelevata, la proprietà sarebbe soggetta: a servitù superficiali per l’insistenza delle pile; a creazione di zone d’ombra gravanti sui terreni e sulle abitazioni; a degrado strutturale e ambientale; a rischi provenienti dalla strada sopraelevata. Infine, occorre essere consapevoli che questa soluzione accentuerebbero i fattori di inquinamento acustico e ambientale perché la propagazione dall’alto, dei fattori inquinanti persiste nel tempo in un’area più vasta. In ultimo e non per ultimo, per quanto mi riguarda, con la costruzione di una strada sopraelevata si creerebbe un degrado paesistico ambientale definitivo.
Il Banditore
Sono in accordo con l'ingegnere Anastasi e con Andrea, entrambi hanno espresso due idee un pò estreme, ma che se analizzate bene danno la soluzione al problema GRONDA, portando i due estremi ad un punto di equilibrio. Ciò che voglio dire è che si potrebbe effettuare una strada ad alta percorribilità fino a Ponte Verucchio costruita non come una sopraelevata, ma alzata di alcuni strati, rispetto al piano delle unità poderali esistenti, costituita da strati di materiare fluviale ghiaia e sabbia che provengono dagli scavi della galleria, per costruire il tunnel ideato dall'ingegnere Anastasi, che si dovrebbe realizzare a “cielo aperto”, utilizzando per lo scavo dei volgari escavatori. Così operando, non si porrebbe il problema dello “ smarino ” anzi si recupererebbe del materiale pregiato del luogo qual è la ghiaia, che potrebbe “servire” appunto per realizzare la strada di gronda sino a Pontaccio Macello.
Nella Strada di gronda ci deve essere solo un accesso di entrata e uno di uscita, quello del Pontaccio Macello. Ai lati devono essere piantati alti alberi anti inquinamento acustico e atmosferico e ai bordi delle strada si deve vietare di edificare qualsiasi tipo di manufatto. Non ci devono essere aree per distributori di benzina, ma solo due aree aree di sosta con colonnina elettrica, per i veicoli elettrici. Naturalmente si devono costruire alcuni sottopassaggi per il Marecchia.
Ho inviato il 26 giugno scorso una mia nuova relazione sui flussi a Vitali, Morri e ad Amati con queste nuove idee, a onor del vero la settimana scorsa ho anche inviato al Sindaco Morri 4 osservazioni al PSC di Santarcangelo in cui affermo con forza il mio no ai progetti della strada di Gronda secondo e terzo stralcio così come sono stati elaborati dalla Provincia e dal PSC ed evidenzio le carenze del quadro conoscitivo dei nostri luoghi ed il fatto che è stata ignorata la differenziazione dei nostri territori, perciostesso ho ribadito con forza la necsessità di un tavolo di lavoro tra Regione, Unione dei Comuni, Province contermini e Comuni della Valle del Marecchia per la riorganizzazione e il rispetto dei vincoli del nostro territorio per la valorizzazione paesaggistica entroterra-costa del litorale turistico dell’Emilia-Romagna, che coinvolgerà esi svilupperà tra il 2009 e il 2011 nella Provincia di Rimini, nei Comuni della bassa e media valle del fiume MRECCHIA e per rielaborare i progetti strada di gronda secondo e terzo stralcio.
Devo dire che prima di spedire le mie relazioni ai nuovi politici mi sono confrontata con l'ingegnere Venturelli della Provincia, che ha accolto con piacere queste nuove idee e mi ha consigliato di inviarle sia al Presidente Vitali sia ai nuovi Sindaci. Cosa che appunto ho già fatto.
Sto attenendo risposte in merito.
COSA NE DICE INGEGNER VALLI ? ERA COSI' DIFFICILE CONFRONTARSI PRIMA CON NOI BERNESI, INVECE DI FARE TUTTO DA SOLO?!
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