
"......Volendo trarre una prima conclusione, si potrebbe dunque dire che il non provare mai vergogna, cioè il non esserne capaci, è patologia caratteriale tipica di soggetti cinici, protervi, sfacciati, spudorati. Al contrario, la capacità di provare vergogna costituisce un fondamentale meccanismo di sicurezza morale, allo stesso modo in cui il dolore fisiologico è un meccanismo che mira a garantire la salute fisica. Il dolore fisiologico è un sintomo che serve a segnalare l'esistenza di una patologia in modo che sia possibile contrastarla con le opportune terapie. La ritardata o mancata percezione del dolore fisiologico è molto pericolosa e implica l'elevato rischio di accorgersi troppo tardi di gravi malattie del corpo.
Così come il dolore, la vergogna è un sintomo, e chi non è capace di provarla - siano singoli o collettività - rischia di scoprire troppo tardi di avere contratto una grave malattia della civilizzazione.
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Diversi autori si sono occupati alla vergogna. La parola è presente in alcuni bellissimi passi di Dante e ricorre circa trecentocinquanta volte in Shakespeare. Ma è davvero interessante registrare cosa dice della vergogna Aristotele nell'Etica Nicomachea. "La vergogna non si confà a ogni età, ma alla giovinezza. Noi infatti pensiamo che i giovani devono essere pudichi per il fatto che, vivendo sotto l'influsso della passione, sbagliano, e lodiamo quelli tra i giovani che sono pudichi, ma nessuno loderebbe un vecchio perché è incline al pudore, giacché pensiamo che egli non deve compiere nessuna delle cose per le quali si ha da vergognarsi".
di Gianrico Carofiglio
4 commenti:
MEGLIO IL RAVVEDIMENTO ATTRAVERSO LA RESILENZA EDUCATIVA
Andiamoci piano con la richiesta della vergogna!
La vergogna è una emozione intensa ed estremamente multiforme che genera un dolore profondo insopportabile che se dura più di un attimo si rischia lo sconquasso dell'IO! LA VERGOGNA GENERA UNO STATO D' ANCOSCIA CHE MANDA IN CORTOCIRCUITO L'IO
L'angoscia da vergogna si manifesta quando si sente il rischio di abbandonare una propria più definita identità per indirizzarsi ad una condizione di maggiore indifferenziazione, di non chiarezza, di abbandono dei propri confini. L'esperienza di vergogna è prettamente legata al vissuto di "aver perso la faccia" di avere fatto una brutta figura. E' generata dalla percezione, vissuta o immaginata, di essere considerati inferiori alle aspettative degli altri. La vergogna è un affetto penoso proprio perché pregiudica l'immagine di sé rispetto agli altri e improvvisamente si diviene non meritevoli e indegni.
Ma perché e chi si vergogna?
Solo le persone fortemente dipendenti dal giudizio esterno sono soggette agli effetti della vergogna, soprattutto l'individuo che ha una bassa stima di sé, prova vergogna e ha la sensazione di essere rifiutato dagli altri ed escluso dalla comunità. Provare l'emozione della vergogna significa perdere l'integrità del sé, le proprie capacità, si tratta di mettere in discussione il "come sono". La vergogna accompagna la percezione di un fallimento totale o parziale della propria dignità e del pericolo dell'abbandono affettivo poiché si diviene immediatamente spregevoli. Chi sperimenta il sentimento della vergogna sente la necessità di scomparire, di nascondersi ed evita di guardare gli altri e di incontrare lo sguardo degli altri: VUOLE NON ESSERCI!
Dunque la madre o il padre o l'educatore o chiunque chieda all'altro di vergognarsi, chiede la negazione dell'altro, chiede all'altro di non esserci.
Meglio aiutarlo verso ravvedimento attraverso la resilenza educativa.
LE PERSONE CHE SONO RESILENTI hanno la forza di rialzarsi sempre.
Parlano con facilità, hanno fiducia in se stessi, sanno controllare il proprio comportamento, sono autonomi, sanno come muoversi nelle relazioni interpersonali, sanno proteggersi e allontanarsi dalle situazioni pericolose (anche se riguardano le loro famiglie), sanno chiedere aiuto, fanno progetti per la loro vita, hanno un temperamento tranquillo e sono aperti a nuove esperienze. Inoltre hanno due caratteristiche molto importanti per la vita scolastica: si impegnano in molte attività e sono convinti di avere un ruolo saliente nel modellare la propria vita.
errata correge
RESILIENZA
PERSONE RESILIENTI
PARLIAMO INVECE DI SENSO DI COLPA
Il senso di colpa è primitivo, ha a che fare con l'azione, può essere soggetto a riparazione, si mette in discussione il "cosa ho fatto". E' una emozione che permette di contenere le pulsioni distruttive e di prendere coscienza della sofferenza dell'altro, mette in guardia che si è superato il limite della morale e costringe all'assunzione della responsabilità verso l'altro. Il senso di colpa richiama il Super Io. E un meccanismo della coscienza che ci segnala che abbiamo infranto il nostro codice morale e ci dispone all'azione del gesto riparatore.
IO mi aspettavo da alcuni politici qui in giro questo sentimento.
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