martedì 11 agosto 2009

Cassintegrati


"A Prato abbiamo centinaia di ettari di terreni incolti affidiamoli ai cassaintegrati e facciamo nascere coltivazioni biologiche di altissima qualità. Possono essere un punto di riferimento per mense pubbliche, ospedali, ma anche privati e aiutare i lavoratori meno fortunati" Roberto Cenni - Sindaco di Prato
I vantaggi? Da una parte una sostanziale integrazione dello stipendio dei lavoratori con salari tagliati, dall’altra un aiuto a quei problemi psicologici che, inevitabilmente, tormentano la maggioranza dei lavoratori rimasti senza occupazione. In più, sostengono i sindacati, ci potrebbero essere vantaggi per chi è stato licenziato e non ha ancora i requisiti per andare in pensione.

«Siamo convinti di poter dare lavoro a più di cinquecento persone perché sono molti i gruppi interessati all’acquisto di prodotti biologici di qualità». Ma che cosa dovrebbero coltivare i cassaintegrati? «Ogni tipo di frutta e verdura con un particolare riferimento alla produzione tipica della piana di Prato», spiega Venturi. «Penso a una particolare varietà di cavalo nero, o al melone “retato” pratese, straordinario per realizzare marmellate, mostarde e sorbetti. E ancora varietà autoctone di pomodori, zucchine, albicocche, ciliegie. E anche alla produzione dello zafferano, che a Prato veniva coltivato sino dal medioevo».
Alessandro Venturi - Presidente Slow Food

1 commenti:

un cittadino che non se ne frega ha detto...

Queste idee mi fanno morire dal ridere!Ha!Ha!Ha!Ha!Ha!Ha!Ha!Ha!
Prova a Poggio Berni ad andare a dire ai proprietari delle colline verdi e gialle (incolte) che vogliamo costituire un consorzio, per fare nascere coltivazioni biologiche di altissima qualità con prodotti autoctoni.
Ma dico, ma siete fuori dei coppi, ma la proprietà è sacra!
Ma davvero davvero vogliamo tornare al Medioevo!
Il problema non si risolve tornando indietro, ma guardando avanti.