
"I dati ISTAT sottolineano ancora una volta l’esistenza di un divario tra le condizioni economiche del Nord e Sud del paese dove si concentra il maggior numero di soggetti poveri. Si tratta di una questione antica le cui cause sono molteplici ma certo non affrontabili con la nascita di un partito del Sud di cui tanto si è discusso in questi giorni. Chi pensa al partito del Sud pensa ad aumentare il potere di ricatto sulle politiche nazionali; tuttavia non sarà sufficiente destinare maggiori risorse alle regioni del mezzogiorno, come dimostrano le esperienze passate, e neppure aumentare i controlli sulla spesa, senza un’ipotesi strategica nuova, capace di aumentare il benessere delle popolazioni meridionali e contrastare il dominio dell’economia illegale.
Non c’è dubbio che una politica di contrasto alla povertà risolverebbe molti problemi del Sud se si basasse su tre strumenti fondamentali: lavoro, servizi pubblici gratuiti o a basso costo( asili nido, scuole, sanità, assistenza agli anziani), sostegno ai redditi bassi.
Il primo imperativo è creare lavoro investendo in opere pubbliche. L’opera pubblica più necessaria, come ci ricorda sempre Fulvia Bandoli, è la messa in sicurezza del territorio e degli edifici pubblici, innanzitutto scuole ed Ospedali. Il terremoto dell’Aquila dovrebbe almeno farci riflettere su questa necessità. La seconda operazione da fare in periodo di crisi è bloccare i licenziamenti in attesa di piani di rilancio e riconversione dei processi produttivi. Contemporaneamente bisogna investire nei servizi pubblici con il doppio scopo di rafforzare una rete di protezione per i soggetti più fragili e creare occupazione. Infine è necessario sostenere i redditi bassi(da lavoro e da pensione) attraverso misure fiscali ma anche attraverso strumenti contrattuali che assumano come obiettivo la crescita dei salari e non la moderazione salariale, come fa l’accordo sottoscritto da Cisl e Uil. Sono inoltre convinta che non sia più rinviabile un ragionamento serio sul reddito di cittadinanza. So bene che questo argomento è da sempre oggetto di discussioni e contrasti nella sinistra e con il sindacato, le cui obiezioni sono sicuramente fondate, tuttavia la precarietà del mercato del lavoro, la crisi economica, il crescere delle disuguaglianze e della povertà impongono ormai una rivisitazione degli stessi strumenti lavoristici di sostegno al reddito( ammortizzatori sociali). Poiché tutti prevedono per l’autunno un peggioramento della disoccupazione e quindi un aumento del rischio di povertà sarebbe utile che SeL facesse di questo tema un elemento di discussione e campagna politica per arrivare alla formulazione di una proposta di legge di iniziativa popolare sulle misure pubbliche di sostegno al reddito che coniughi diritto al lavoro e benessere sociale.
Una forza di sinistra non può sottrarsi all’obbligo di proporre una via di uscita dalla crisi basata su una diversa redistribuzione della ricchezza e su un modello di sviluppo che abbia come limite il rispetto dei diritti costituzionali."
Betty Leone
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