giovedì 30 luglio 2009

Autocritica


L'autocritica è esaminare e giudicare il proprio comportamento al fine di migliorarlo.

Questo termine originalmente nasce nell'ambito politico e più precisamente in quello del Marxismo.

“Fare autocritica”, per un uomo politico, un militante o un gruppo di militanti, significa analizzare e riconoscere pubblicamente, rispetto alla dottrina politica riconosciuta o la linea del partito a cui si appartiene, i propri errori o deviazioni.

È il risultato di una rigorosa riflessione personale e di gruppo. È un elemento essenziale del pensiero critico. Sebbene se ne possa abusare, l'autocritica è considerata generalmente sana e necessaria per imparare. Era un tratto della pratica del Maoismo cinese.

Nell'ambito della fede cristiana si parla, a livello individuale, di esame di coscienza e di confessione di peccato, quando il credente si confronta con il metro morale e spirituale della Parola di Dio. È anche quanto un'intera chiesa è chiamata a fare quando esamina attentamente se stessa. Essa fa autocritica quando, verificando se stessa alla luce della Parola di Dio, riconosce i propri errori e fallimenti e ne fa ammenda. La Bibbia afferma: “Esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede; provate voi stessi. Non riconoscete voi stessi che Gesù Cristo è in voi? A meno che non siate riprovati” (2 Corinzi 13:5).

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Autocritica"

Poveri


I poveri in Italia sono 8.078.000, pari al 13,6% della popolazione, secondo i dati diffusi dal Rapporto 2008 dell'Istat sulla povertà. Le famiglie che si trovano in condizioni di povertà relativa sono stimate nel 2008 in 2.737.000 (11,3%). Il fenomeno è maggiormente diffuso al sud (23,8%), dove l'incidenza di povertà relativa è quasi cinque volte superiore a quella del resto del Paese. In povertà assoluta, cioè persone che non possono conseguire uno standard di vita minimamente accettabile, sono 2.893.000 (4,9% dell'intera popolazione) e vivono in 1.126.000 nuclei familiari (4,6%).
Dati ISTAT

martedì 28 luglio 2009

Vergogna


"......Volendo trarre una prima conclusione, si potrebbe dunque dire che il non provare mai vergogna, cioè il non esserne capaci, è patologia caratteriale tipica di soggetti cinici, protervi, sfacciati, spudorati. Al contrario, la capacità di provare vergogna costituisce un fondamentale meccanismo di sicurezza morale, allo stesso modo in cui il dolore fisiologico è un meccanismo che mira a garantire la salute fisica. Il dolore fisiologico è un sintomo che serve a segnalare l'esistenza di una patologia in modo che sia possibile contrastarla con le opportune terapie. La ritardata o mancata percezione del dolore fisiologico è molto pericolosa e implica l'elevato rischio di accorgersi troppo tardi di gravi malattie del corpo.

Così come il dolore, la vergogna è un sintomo, e chi non è capace di provarla - siano singoli o collettività - rischia di scoprire troppo tardi di avere contratto una grave malattia della civilizzazione.
.........
Diversi autori si sono occupati alla vergogna. La parola è presente in alcuni bellissimi passi di Dante e ricorre circa trecentocinquanta volte in Shakespeare. Ma è davvero interessante registrare cosa dice della vergogna Aristotele nell'Etica Nicomachea. "La vergogna non si confà a ogni età, ma alla giovinezza. Noi infatti pensiamo che i giovani devono essere pudichi per il fatto che, vivendo sotto l'influsso della passione, sbagliano, e lodiamo quelli tra i giovani che sono pudichi, ma nessuno loderebbe un vecchio perché è incline al pudore, giacché pensiamo che egli non deve compiere nessuna delle cose per le quali si ha da vergognarsi".
di Gianrico Carofiglio

domenica 26 luglio 2009

Consociativismo


Con questo termine, in Italia è stata definita la pratica politico-parlamentare consistente nell'accordo sistematico tra le diverse forze politiche di maggioranza e opposizione, per renderle tutte partecipi (in base alla loro consistenza elettorale ma anche al loro potere di condizionamento) dei vantaggi economici e di prestigio connessi all'esercizio del potere. Il consociativismo invalse nella vita politica italiana a partire dalla fine degli anni Settanta, dando luogo a una distorsione del ruolo di maggioranza e opposizione in un sistema democratico, a un diffuso fenomeno di corruzione (venuto in parte alla luce negli anni Novanta nell’inchiesta della magistratura milanese sulla cosiddetta “Tangentopoli”) e provocando infine una forte crisi che causò la dissoluzione di alcune tra le forze politiche più rappresentative del paese, determinando così nella pubblica opinione forte sfiducia nelle istituzioni e discredito/disprezzo della classe politica.

Un paese normale


Abbiamo molto apprezzato alcuni interventi di Salvigni sbirciati qua e la sulla rete nel periodo pre elettorale.
E' vero!
Da quando a Poggio non esiste più un soggetto politico chiaramente di centrodestra ( e sono oramai 10 anni) non è più apparsa reale e soprattutto credibile l'ipotesi dell'alternanza.
L'abbiamo denunciato anche noi della Piazza, più volte. Se ne sono accorti anche gli elettori.
Ciò produce confusione e decadimento complessivo della qualità della politica bernese a prescindere dalle qualità individuali.
La mancanza di chiari e forti riferimenti sovracomunali e quindi l'idea di un vero e proprio progetto alternativo produce, inevitabilmente, l'esperienza ce lo ha insegnato, una assurda tentazione egemonica da una parte ed una inclinazione consociativa dall'altra, il tutto condito da una già sperimentata, felice, piccola poggiobernesità.
A noi che siamo esile minoranza piacerebbe un paese normale, dove si confrontano, veramente due idee alternative.
Sarebbe uno stimolo importante, una speranza, produrrebbe qualità politica della quale, forse, se ne potrebbero accorgere anche gli altri.......
Chissa se qualcuno, prima o poi, comincerà a pensarci..........

sabato 25 luglio 2009

Interessi particolari e interessi collettivi


«La virtù politica è una rinuncia a se stessi, ciò che è sempre molto faticoso da sopportare. Questa virtù consiste nella preferenza continua dell’interesse pubblico agli interessi propri». Montesquieu

"...l'immagine della politica fino a Tangentopoli ha vissuto di rendita sulla spinta di una società da ricostruire nel dopo guerra, sul boom economico, su figure autorevoli uscite dalle persecuzioni fasciste. L'immagine della politica era legata a De Gasperi, Togliatti, i padri della Costituente, Nenni, Pertini, Berlinguer, Craxi che per quanti danni o errori potessero fare (e li hanno fatti, grossi) erano percepiti dalle masse come figure autorevoli, anche corrotti (magari non tutti) ma capaci. E tutto questo avveniva mentre rubavano i soldi del terremoto dell'Irpinia, mentre la strategia della tensione chiamava in causa interi settori dello Stato, mentre il sindacato era sempre più un'organizzazione clientelare e un personaggio come Vito Ciancimino diventava sindaco di Palermo. Eppure, nonostante tutto questo, l'immagine della politica era in una condizione certamente migliore di come è ora.

I motivi, a nostro avviso, sono essenzialmente tre: mediocrità, impreparazione e servilismo. Oggi il politico non può più essere autorevole perchè è solo un venditore di quadri non suoi. Il politico propone il territorio come in una televendita con la speranza che qualcuno acquisti qualcosa o porti qualche soldo. Vende il patrimonio pubblico per fare cassa e nella fase successiva diventa il rappresentante o il delegato di coloro che hanno comprato.

La politica, tradizionalmente intesa, non ha più senso perché non gestisce e non produce più niente, quindi non può più scegliere come e perché produrre, come e perché distribuire. Il politico è l'amministratore delegato del territorio diventato ormai una S.p.a. a maggioranza pubblica (ancora per poco), fra qualche anno sarà semplicemente un funzionario che invece degli interessi dei cittadini dovrà fare quelli dei propri azionisti.

Durante il processo di Norimberga a un dirigente della IG Farben (oggi Bayer), l'industria Chimica che forniva il gas Zyclon B per le camere a gas dei lager fu chiesto perchè non aveva mai denunciato il fatto che i gas venissero utilizzati per uccidere persone. Lui rispose che doveva fare gli interessi dei propri azionisti."
Tratto dal sito www.senzasoste.it

venerdì 24 luglio 2009

Un lavoro certosino


Costruire un partito o un progetto politico non è cosa difficile (bastano venti persone, una stanza, due ore), costruire una cultura politica, invece, richiede uno sforzo maggiore, fatto da ognuno di noi, nessuno escluso, con pazienza, sopportazione, sacrificio.
Questa è un'operazione che richiede il tempo necessario per costruire gli assunti e per far si che questi siano condivisi dai potenziali elettori che in un secondo momento possano dare forza elettorale a quanto costruito.
E' chiaro che questo diventa un lavoro certosino che non può avere l'ansia del tutto e subito. È un lavoro di lunga lena che possono fare solo quelli disposti ad avere la pazienza di mettere insieme i fit di un grande puzzle.

giovedì 23 luglio 2009

Confusione di POST


Si prega di far confluire tutti i commenti fuori tema in questo post, poiché, anche questa è manipolazione mentale, si distoglie la concentrazione sul tema postato dal Blogger, grazie.

Il venticello


Leggiamo con il ritardo e la lentezza che si addice alle calde giornate d'estate il dibattito avvenuto a mezzo stampa all'interno della compagine "Insieme per Poggio Berni". Siamo contenti: c'era bisogno di un venticello che smuovesse le cose e che rinfrescasse l'aria.
La Politica vive di scelte rapide e puntuali sulle sfide quotidiane, vive di temi e contenuti che a quelle sfide possono e devono rispondere e di un’elaborazione continua che non può non essere comunicata. Senza comunicazione, la politica è un esercizio sterile quando non dannoso e non dialogare è un lusso che nessun politico può permettersi.

Il vero rischio


"Io credo che non convenga a nessuno lanciare messaggi inutilmente allarmanti, perche' conviene a tutti mantenere il confronto su un piano di civilta' e di merito". Cosi' Massimo D'Alema, a margine della presentazione di un libro avvenuta a Firenze, ha commentato le affermazioni di Dario Franceschini, secondo il quale "con Bersani il bipolarismo puo' sciogliersi". "Il vero rischio per il bipolarismo - ha spiegato D'Alema - e' l'estremo indebolimento di questo partito che, in due elezioni, si e' ridotto al 26% dopo di che il bipolarismo diventa piuttosto difficile nel senso della possibilita' di riconquistare il Governo del Paese".

Moratoria che passione


Che nessuna donna debba mai più essere costretta ad abortire” è una invocazione che dovrebbe riempire il cuore di tutti, uomini e donne, di sentimenti di speranza. Nessuno dovrebbe essere costretto, mai, in nessuna circostanza, a fare cose che gli ripugnano, soprattutto quando queste scelte sono mascherate da finte libertà, e questo dovrebbe valere soprattutto per gli atti particolarmente dolorosi, che feriscono brutalmente la nostra coscienza, che ci impongono sofferenza e lacrime, sapete di cosa sto parlando. Ma una moratoria sull’aborto non dovrebbe essere poi così difficile da mettere in atto, chissà perché nessuno ci ha mai pensato prima (o chissà perché, se qualcuno ci ha pensato, nessuno gli ha dato retta, che il diavolo esista veramente?). Proviamo a vedere insieme cosa ci vuole per sospendere in tutta serenità e per un periodo significativo (vanno bene 20 anni?) ogni attività criminosa di interruzione delle gravidanze.
Dunque, basta poter contare su una società giusta, nella quale nessuno deve essere costretto a contare il numero di bocche che la sua tavola gli può permettere di sfamare, e perciò una società che conceda a tutti, senza differenza di genere, dignità e rispetto, e perciò lavoro, assistenza, compassione, asili e scuole gratuiti, penso che possiate continuare da soli. Che ci vuole? Ma lasciatemi continuare, per fortuna non mi sembra che ci siano particolari difficoltà, il tempo di finire l’elenco…
Naturalmente ci vuole una società nella quale le madri sappiano insegnare ai figli maschi il rispetto per le loro compagne di scuola, che non conosca – proprio non conosca – parole odiose come violenza carnale e stupro; che insegni ai più giovani (ai bambini?) i misteri della sessualità, tra l’altro si tratta di un bellissimo gioco, tra l’altro (il sesso è un’insalata di frutta, dentro ci sono tante cose, fare figli, divertirsi, farsi le coccole, ma anche rispettarsi, ma, attenti….). Una società che si apra alla libertà sessuale, ma sappia anche insegnare ai suoi figli più giovani che esistono responsabilità, cose nelle quali bisogna saper cimentare la propria coscienza…. Una società che impegni i propri studiosi nella ricerca di mezzi anticoncezionali semplici, sicuri, privi di effetti collaterali, e punisca con ammende e rimproveri ufficiali coloro che affermano che i preservativi fanno male alla salute. Una società libera, laica, democratica, colta e saggia. Che ci vuole?
Poche cose ancora, l’elenco è altrettanto breve quanto facile da ricordare. Ci vuole, questo sì, una società che non costringa le ragazze a mostrarsi in mutande se vogliono apparire in TV, che non le illuda inventandosi destini gloriosi (“e più le mutande sono piccole, più elevato sarà il tuo successo sociale”), che non le chiami a raccolta nelle ville dei potenti sporcaccioni per “indirizzarle alla vita politica”, che elimini dal suo dizionario parole come “veline” e “escort” che nel dizionario dei sinonimi hanno significati sgradevoli, che apra i suoi ospedali psichiatrici ai violatori della dignità femminile. Tutto qui.
Ho avuto una visione, mentre scrivevo queste righe, mi è sembrato di vedere Carlo Marx (no, non uno dei fratelli, proprio lui, il comunista) che sogghignava divertito, forse la storia della moratoria non l’ha capita. Ma è una proposta che viene da un filosofo, non può essere una stupidaggine. Da un filosofo insigne, notissimo, che insegna nella famosa Libera Università degli Studi San Pio V. Università cattolica, naturalmente, le migliori.
Adoro i filosofi.

di carlo Flamigni

L'interesse generale


“Sbagliato presentare mozioni per rincorrere le tricoteuses e cavalcare gli scoop della stampa; i socialisti non le avrebbero sostenute.”

Lo afferma il segretario del partito socialista, Riccardo Nencini, commentando la bocciatura in Senato della mozione sul G8.

“Un partito laico, liberale e riformista, - prosegue Nencini - non si comporta così. Un conto è l’inchiesta giornalistica, che può piacere o non piacere, ma resta nell’ambito del ruolo legittimo, anzi indispensabile di una libera informazione. Tutt’altro conto quello dell’azione parlamentare che deve saper distinguere tra opportunità e interesse generale e che non può apparire come una persecuzione contro la persona. Visto che Berlusconi non ha ritenuto, come è avvenuto in vicende anche meno gravi in altri Paesi, ma anche qui da noi - il caso Mele per esempio - di dimettersi, l’ultima parola spetta al corpo elettorale. Saranno gli italiani al momento del voto - conclude il leader socialista - a decidere se i comportamenti privati del presidente del consiglio mettono a repentaglio l’immagine e la sicurezza del paese e se siano incompatibili, come noi riteniamo, con la figura del capo del governo”.

domenica 19 luglio 2009

Idee chiare


"Il buon andamento della cosa pubblica riposa anche sull'esistenza d'una forte opposizione che abbia idee chiare sulla visione del paese e sui suoi problemi......Un opinione molto diffusa....ritiene che ..... non abbia idee chiare sulla propria identità, non conosca nè voglia conoscere i problemi del paese e sia percorsa da una pulsione alla rissa interna alimentata soltanto da contrastanti ambizioni personali. Offra insomma al pubblico uno spettacolo miserando che qualcuno ha definito tragicomico e che avrebbe il solo effetto di accrescere l'irruenta baldanza del potere..."
Eugenio Scalfari
La Repubblica 19 luglio 2009

venerdì 17 luglio 2009

Per non dover provare vergogna


«Saremo certamente all'opposizione. Un'opposizione netta, dura, sia che vinca l'uno, sia che vinca l'altro. Il difficile sarà distinguerci dall'altra opposizione. Se vince questa destra, noi certamente le faremo opposizione, cercando di distinguerci però da quella che faranno a sinistra. Se vince la sinistra noi faremo opposizione ugualmente ferma, cercando di distinguerci da quella che faranno gli uomini della cosiddetta destra. (...) L'impegno che prendiamo col lettore è il disimpegno da qualsiasi forza politica, anche se il 27 dovremo optare per una di esse. (...) Una recente esperienza, che non vogliamo ripetere, ci ha fatto toccare con mano l'incompatibilità del nostro modo di essere col modo di fare dei politici e del loro Palazzo, cui intendiamo restare del tutto estranei (chi scrive crede di averlo già dimostrato rifiutandosi di andare ad occuparvi una delle poltrone più comode).
(.........) ecco domani io ripensando a questo periodo, se non avessi fatto nulla, proverei vergogna».

La Voce 22 marzo 1994
Indro Montanelli

http://www.youtube.com/watch?v=LPmMnxsvr14

Ci vuole la fusione


Diamo ospitalità, prelevando da "confusione di post"


Un gruppo di Poggio Berni ha detto...
VOGLIAMO IL COMUNE UNICO Il nostro Comune non ci offre più nessuna garanzia per il futuro. Non ci sono i soldi per i servizi alla persona, perché non si progetta, non si creano nuove opportunità di servizi. Molti di noi sono anziani e vivono con la pensione minima, alcuni sono sulla soglia di povertà e abbiamo bisogno di aiuto, che il Comune di Poggio Berni non ci garantisce. Si spendono troppi soldi in burocrazie, in atti amministrativi, solo per soddisfare le idee bislacche di certi politicanti e che speso che non vanno a buon fine ovvero in in iniziative per il divertimento per fare stare bene i già benestanti . Soprattutto si spendono troppi soldi per il personale, che è poco qualificato a causa della mancata formazione.Noi vogliamo affigliarci al comune di Santarcangelo, dove i servizi alla persona sono più differenziati e certi e dove c'è la sicurezza di non essere abbandonati al nostro destino di povertà.Un gruppo di cittadini di Poggio Berni, che si è stancato di essere dimenticato dal Comune.Ringraziamo l'ospitlità della piazza 84
17 luglio 2009 7.07

domenica 5 luglio 2009

Non si possono fermare le nuvole


"Il Parlamento decade nella misura in cui solo la maggioranza ha voce e visibilità. La funzione dell’opposizione è anche per questa ragione cruciale - la sua sconfitta numerica non si traduce mai in una sconfitta del suo ruolo politico, perché la sua voce e la sua presenza sono la nostra garanzia di libertà democratica. Più di questo: l’opposizione politica è depositaria della nostra certezza che l’alternanza democratica non è un’utopia. Ci si dovrebbe imporre di non ascoltare le sirene dell’ideologia dell’inutilità dei perdenti perché il gioco democratico ci assicura che non c’è la fine della storia."
Nadia Urbinati

sabato 4 luglio 2009

Opposizione


"Nella vita politica dei paesi retti con sistema parlamentare, l'insieme dei partiti politici e dei loro rappresentanti che non partecipano al governo e svolgono un'azione di contrasto e di critica alla politica da questo attuata".
Non si tratta di una definizione de LA PIAZZA ma del Devoto Oli edizione 2000-2001 - pag. 1403

Confusione di POST


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giovedì 2 luglio 2009

GIOCHI NEL PD: D'ALEMA, BERSANI E I POTERI FORTI

Alla fine erano tutti contenti e quando alle 14 si sono ritrovati nel foyer del teatro "Franco Parenti" per un lunch molto sobrio, i banchieri e i politici che hanno partecipato al convegno della Fondazione ItalianiEuropei sorridevano rilassati. Seminario organizzato da Massimo D'Alema a Milano che ha fatto alzare le chiappe a calibri come Geronzi, Grilli, Abete, ecc.

In questo incontro più accademico che politico il vero trionfatore è stato Tommaso Padoa-Scoppia, l'ex-ministro dell'Economia di Prodi, che ha svolto una relazione lucida e severa come può fare solo chi è fuori dai giochi e sta seduto con Barbara Spinelli in un bistrot di Parigi in preda al disincanto.
Il risultato finale è comunque positivo agli occhi del lider Maximo che per una coincidenza apparentemente casuale ha messo sul piatto dell'amico Bersani una ricca pietanza di poteri forti, preoccupati dalla deriva di papi-Silvio e del suo ministro Tremonti.
I banchieri hanno apprezzato perché se D'Alema avesse scatenato i suoi strali soltanto contro Berlusconi, personaggi come Geronzi, Mussari, Modiano e Palenzona si sarebbero agitati sulle poltrone con grande imbarazzo. E anche Vittorio Grilli, il pallido direttore generale del Tesoro, avrebbe avuto un crampo allo stomaco. Così non è avvenuto e il 53enne Grilli ha potuto parlare della crisi che colpisce il commercio mondiale e dei Tremonti-bond sui quali ha dichiarato placidamente: "non so se saranno sufficienti".
Se non lo sa lui che nel maggio 2005 è passato dalla poltrona di Ragioniere Generale dello Stato a quella di direttore del Tesoro, non lo sa nessuno, ma il problema non è questo quanto piuttosto capire perché un uomo storicamente silenzioso e triste come Grilli abbia risposto alla chiamata di D'Alema.
Forse con la speranza che in un futuro omai prossimo si renda libera la poltrona della Banca d'Italia . E tutti sanno che a via Nazionale si arriva con un accordo bipartisan. Come avvenne nel gennaio 2006 per Mario Draghi che fu nominato Governatore dopo ben quattro incontri di D'Alema nell'ufficio di Geronzi a Capitalia. ( Copyright © Dagospia )