domenica 13 marzo 2011

La "strada che GRONDA rifiuti verso le DISCARICHE"

Leggo con interesse i rendiconti della serata di Venerdì alla Sala Diana:
I Presenti (Cittadini e Amministratori Provinciali) si esprimono senza riserve:
- "La strada serve per raggiungere il nuovo polo delle discariche e dovete farvene una ragione" dice senza grandi sottintesi la Provincia.
- "E poi non possiamo mica bloccare lo sviluppo urbano ordinato, colorato e indispensabile di Villa Verucchio; c'è da far stare in piedi il Golf e l'aspirazione a polo intercomunale del commercio e dei servizi di quella importante comunità!"
- Conclude la Provincia: "A Poggio state tranquilli avrete anche voi il vostro sviluppo; vi svilupperete con  la ricaduta dello sviluppo di Pennabilli, Novafeltria, ecc. Mattoni e mattoni di sviluppo!"

Proseguono gli altri presenti:
- "Ma davvero che dobbiamo fare una strada per poter aprire la discarica di Torriana e ce la dobbiamo beccare tutta noi?" afferma sorpreso l'avvocato di turno che ci dà una "Mano da Santarcangelo"!
- Ci sono degli ex presenti che ricordano: "Io la scrissi una lettera (senza francobollo) con la quale vi segnalavo che i cartelli stradali deviavano gia da 10 anni ogni carico pesante verso la martoriata Poggio... ma non è arrivata (una risposta)". Epperforza... senza francobollo!.
E poi prendono la parola gli assenti:
Il Comune di Poggio Berni: "......"
La Politica di Poggio Berni: "....."
Grande dibattito, grande occasione di ascolto dei cittadini. Si chiama "percorso di partecipazione"!
Ma potrebbe intitolarsi "Vengo, vi prendo per il culo, mi giro, rido... e me ne vado."
Massimo Raggini

35 commenti:

Maurizio ha detto...

Prima delle Camerille c'erano degli ideali di riferimento:
"Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata."

Con le Camarille tutto cambia:
Si parla di Partecipazione e si fanno le assemblee.
Si parla di ambiente e si progettano discariche.
ecc. ecc. ecc.

Andrea ha detto...

Quello che dice giustamente, Maurizio, bisognerebbe applicarlo anche al caso libico, a quello iracheno, a quello afgano, a quello pakistano ecc., ma tutto viene dipinto sotto le mentite spoglie dei diritti dell'uomo.

Democrazia, un’arma di distruzione di massa

Si vis pacem, fac bellum, di Matteo Simonetti

Esattamente un mese fa, con un articolo proprio su queste pagine, mostrai le contraddizioni presenti in ciò che i mass media riportavano circa la crisi libica. L'obiettivo delle mie parole era quello di evidenziare che, attraverso la disinformazione, i soliti governi si stavano preparando il campo per l'ennessima guerra di aggressione a fini geopolitici ed economici. Fu una facile previsione, visto che si trattava di riconoscere un copione standard, e infatti puntualmente la guerra è arrivata.
Non dimentichiamo che da quando divenne realtà la costrizione popolare alla leva, ogni guerra è prima di tutto guerra di opinione, poichè la popolazione deve essere illusa che essa stessa partecipa alle decisioni di politica internazionale e che le tasse che paga per finanziarla, in soldi e in vite, sono tributi necessari e ben spesi. Si tratta di un'esigenza "democratica" e non sottolineerò mai abbastanza che sulla stessa illusione prospera l'attuale democrazia rappresentativa, nella quale l'elettore ha la convinzione di scegliere il proprio rappresentante.
Ma rimaniamo alla Libia: la costruzione di una menzogna credibile passa storicamente attraverso due fasi: la demonizzazione dell'avversario e una mano di vernice passata scientemente sulle proprie azioni belliche. Per quanto riguarda la prima, i princìpi della propaganda bellica sono gli stessi che conosciamo ormai da un secolo. Se prima questa si basava su volantini scaricati dagli aerei sulla popolazione da invadere, o su ciclostilati clandestini da diffondere a terra, oggi si realizza con quotidiani e telegiornali proni al potere. La demonizzazione di Gheddafi è così smaccatamente ridicola che, a smentirla, basta il fatto che fino a pochi mesi fa il capo della rivoluzione libica era ricevuto con tutti gli onori dagli stessi governi che ora lo attaccano. Ma se a qualcuno questo non bastasse, si può aggiungere che resta inspiegabile, se non ammettendo la volontà di fare la guerra e rovesciare comunque Gheddafi, al di là del suo comportamento effettivo, il mancato invio di osservatori "neutrali" sul posto, per controllare la reale entità dei massacri del leader libico contro il proprio popolo. La Turchia, con altri pesi, si era resa disponibile ma si è preferito anticiparla inviando subito i missili e le bombe, i veri osservatori storici dell'Onu tanto in Libia come nell'ex Jugoslavia.
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Andrea ha detto...

Intendiamoci, non è che Gheddafi sia un sant'uomo, ma non lo era nemmeno quando gli si stringeva e baciava la mano per sancire accordi economici, nè tantomeno sono sant'uomini Sarkozy, Obama e compagnia.
La volontà di fare la guerra a prescindere si era notata, in Italia, con le dichiarazioni del 3 Marzo scorso di Fiamma Nirenstein, alla commissione affari esteri. La Nirenstein attaccò con la consueta storia delle armi chimiche, dicendo che erano stati ritrovati ingenti depositi di Gas Mostarda nel deserto libico e che quindi sarebbe stato possibile che Saddam, pardon, Gheddafi, facesse una strage di propri concittadini. Non si è chiesta la Nirenstein dove è avvenuto il ritrovamento, da chi è stato fatto, chi ha ora a disposizione le fantomatiche armi, perchè sarebbero state abbandonate dal regime. "Nel deserto", ha detto la Nirenstein, e tanto basti.
Poi subito, senza nemmeno la chiusura e riapertura del sipario, è andato in scena il secondo atto della farsa: si è detta preoccupata, la Nirenstein, che Hilary Clinton avesse fatto sì riferimento alla possibilità di un intervento militare, ma che poi tale promessa stentasse a trasformarsi in azione. Eccola accontentata.
Per quanto riguarda la mano di vernice, si tratta di un'operazione linguistica così pervasiva da essere ormai invisibile alla massa. La presa in giro dei governi europei ed occidentali nei confronti delle loro popolazioni non ha limiti. L'assuefazione delle stesse ha ormai raggiunto un livello tale che gli si può dare in pasto chiodi e pongo e questi verrano certamente digeriti.
Vediamo alcune di queste sapienti spennellate.
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Andrea ha detto...

Innanzitutto occorre riflettere sul fatto che la parola "guerra" è caduta in disuso. Al suo posto si usa "missione di pace" o, dopo la prima fase di guerra, "peace keeping". Mentre la diplomazia e la trattativa divengono ostacoli a questo genere di "pace" imposta, il vecchio adagio "Si vis pacem, para bellum" viene trasformato di fatto in "Si vis pacem, fac bellum". Questo manifesto di ipocrisia si accompagna ad altri mascheramenti, ad esempio la diluzione della responsabilità delle aggressioni attraverso gli organi internazionali come l'Onu e la Nato, dei quali spesso si fanno scudo i singoli governi. A proposito di “responsabilità”, è usando questo termine che oggi si muovono accuse a quelle forze politiche che, nei singoli governi, si oppongono a tali scelte colonialiste, dichiarandole irresponsabili.
Così, mentre riferendosi al passato si può chiamare i fatti col loro nome, cioè "guerra di Crimea" o "Seconda guerra di indipendenza" è possibile che in futuro nei libri di storia delle scuole si parlerà di "missione di pace del golfo" e affini.
Particolarmente significativo è il caso italiano: la nostra costituzione come tutti sanno proibisce la guerra offensiva, quindi di fatto ogni guerra combattuta in suolo straniero, e allora basta sostituire il termine "guerra" con un altro e il problema è risolto.

Andrea ha detto...

Altro inganno terminologico è l'abuso di termini come "strage", "genocidio" e "olocausto", vocaboli il cui trascorso semantico è tale per cui hanno ormai il potere di muovere le coscienze degli ignavi quasi come bacchette magiche. Per quanto riguarda la Libia si parlò di genocidio subito dopo l'inizio delle rivolte e basta aprire non dico un testo di diritto internazionale, ma solo un vocabolario di lingua italiana, per scoprire l'inganno terminologico.
Notevole è poi la definizione "gruppo dei volenterosi" con la quale si chiamano quegli Stati che hanno deciso di iniziare la guerra alla Libia senza aspettare almeno la farsa del pronunciamento dell'Onu. Si tratta di ciniche scelte strategiche per arrivare primi sul posto nel tentativo di accaparrarsi il meglio di ciò che verrà sottratto alla nuova colonia. "Volenterosi" è termine che suggerisce uno sforzo, un sacrificio e una perdita, mentre sappiamo che razza di affare sia la guerra e la ricostruzione per le elite economiche, che infatti la promuovono continuamente. "Volenterosi" rimanda ad un mondo, quello del volontariato, nel quale tutto si fa meno che sparare missili o dare cazzotti. "Gruppo dei cinici scalmanati" sarebbe stata una definizione corretta.
Riflettiamo poi sulle parole che hanno seguito l'attacco, pronunciate sia da Sarkozy che da Obama: "azione giusta e legale". Questa espressione dà d'intendere che ci sia un organo sopra chi le pronuncia in grado di modificare le sue azioni, se queste non si confacessero ad un regolamento chiaro, immutabile, univoco e soprattutto sempre applicato. L'esperienza ci mostra che non è così purtroppo e che, come sostengono i neocon americani facendosene un vanto, è ancora la potenza a determinare la legge. Basti osservare come si inventino a posteriori tribunali internazionali di guerra appositamente messi in piedi per condannare eventi anteriori alla loro creazione, come il caso Milosevic insegna.
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Andrea ha detto...

Ma chi è abituato ad osservare la complessità della comunicazione, ascoltando le dichiarazioni che parlano di "operazioni di pace", non può fare a meno di sorridere amaramente di fronte a immagini illuminanti quali sono i teschi con le ossa incrociate, i musi di squalo e le altre effigia dipinte sui caccia, come fossero tatuaggi di malavitosi impenitenti. Quei teschi, se si colpiscono soltanto carri, ponti, radar, a quali morti si riferiscono? Quali omocidi invocano?
Tutte queste spennellate di vernice, come al solito, si accompagnano al nascondimento di quella parte della realtà che non si lascerebbe "decorare" facilmente. E ad ogni guerra ci chiediamo: " ma tutti questi osannati satelliti, in grado di inquadrare un uomo che va al gabinetto da chilometri di altezza, come mai non sono utilizzati per mostrarci l'entità dei bombardamenti libici, le reali azioni dei rivoltosi e via dicendo?" Forse che quello che ci viene detto non può essere mostrato perchè è pura invenzione?
Ma d'altronde in un mondo così distorto da premiare con il nobel per la pace un politico che ancora non ha cominciato ad agire, e che quando l'ha fatto ha aumentato le truppe americane in Afghanistan, queste menzogne non sono nemmeno così abnormi.
Potrei continuare per ore ma credo di aver già reso l'idea di come l'attuale informazione sia disinformazione e poi devo dire che mi sento abbastanza scoraggiato dalla scarsa efficacia delle parole che ci diciamo più o meno tra di noi e quindi, mentre partono centinaia di razzi e di caccia, la chiudo qui.

Andrea ha detto...

Vi invito a trattare approfonditamente questo argomento, sempre che sia nel vostro interesse:
"Il mito risorgimentale poggia su molteplici travisamenti storici, ideali e religiosi (ideologia risorgimentale), il cui risultato è questo indiscutibile “dogma nazionale”: in Italia, per essere patrioti, per dimostrare di amare l’Italia, occorre amare il Risorgimento, in quanto è con esso che è nata la nostra patria. Si è sempre voluto a tutti i costi (e oggi con rinnovato spirito) far penetrare nelle menti degli italiani che l’unica via al patriottismo sia la celebrazione risorgimentale, la venerazione dei quattro “padri della patria”. È la più grande vittoria della vulgata risorgimentale, l’inganno per eccellenza: il far credere che chi narra ciò che è stato occultato (le insorgenze, il settarismo utopista, la guerra alla Chiesa Cattolica, i brogli elettorali dei plebisciti, le stragi di “briganti”, il piemontesismo, il fiscalismo, l’emigrazione, ecc.) e di contro non celebra Mazzini e Cavour, Vittorio Emanuele II e Garibaldi, Napoleone e Gioberti, sia “anti-italiano” o comunque contro l’unità nazionale. O magari studioso poco serio…
Con il Risorgimento nasce lo Stato italiano, non però la nazione italiana; essa esisteva già da secoli, riposava sulla identità italiana, classica, cattolica, romana, universale. Il Risorgimento è stato invero proprio la negazione di tutto questo: è stato fatto contro la Chiesa, contro l’idea universale di Roma, senza rispettare, anzi abbattendole, le tradizionali realtà locali esistenti nella Penisola, riducendo tutto al Piemonte e al suo re. E questo senza alcun consenso popolare, attuato solo da un piccolo gruppo di oligarchi, con l’appoggio “mediatico” dei ceti intellettuali e quello economico del mondo settario e massonico, mediante inganni, corruzione e stragi mai accadute nella precedente storia italiana. Soprattutto, vendendosi anima e corpo allo straniero, anzi, a quei tre stranieri (Gran Bretagna, Francia e Prussia) verso i quali la nostra politica unitaria sarà debitrice o comunque subordinata in maniera non minore di quanto lo era quella degli Stati preunitari alla sola Austria.
Se è vero che patriota è chi difende la propria patria, prima dell’unificazione risorgimentale era perfettamente chiaro chi fossero i patrioti: erano coloro che combattevano per le proprie patrie, secolari e legittime, amate dalle popolazioni (insorgenti e “briganti”), mentre, per essere patrioti nel senso risorgimentale, occorre accettare l’idea mazziniana e utopistica che la patria è nel mondo della volontà e non in quello reale della storia, della religione, della lingua, delle tradizioni.
Dopo l’unificazione questo non è più così chiaro; infatti, tanto per addurre il più classico degli esempi, è evidente che, nell’ultima guerra civile italiana, tanto i fascisti (che si presentavano come coloro che avevano portato a compimento il Risorgimento, specie dal punto di vista mazziniano) quanto i partigiani (che si definivano a loro volta come gli eredi del Risorgimento, specie dal punto di vista garibaldino) si definivano patrioti, andando gli uni con il Capo del Governo e gli altri con il Capo dello Stato, ed entrambi lottando in nome dell’Italia (ed entrambi in realtà sottomessi a eserciti stranieri invasori) in una guerra civile – la Terza – devastante e mai veramente risolta nelle coscienze di molti, ancora oggi, dopo quasi settant’anni, carico cruento di odio dell’Italia repubblicana. Ciò accadde per il semplice motivo che l’Italia nata dal Risorgimento non rispecchia la vera identità nazionale."

bastian_contrario ha detto...

Buon giorno a tutti, noto con stupore che i gestori sono alquanto latitanti nella programmazione delle discussioni, arenandosi in sproloqui di poco senso, evidenziando poca elasticità di vedute nell'affrontare le contrapposizioni di pensieri, naufragando nell'ipocrisia. Non vuol essere, come potrebbe apparire, una condanna, ma un punto di partenza per dar vita ad un prolifico dibattito.

SOCIOLOGA TONONI DOTT.SSA PAOLA ha detto...
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Andrea ha detto...
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stellina ha detto...

La società oggi non funziona perché ha perso il punto di riferimento che le serve per orientarsi, e il modo con cui vengono affrontati i problemi si fonda su ideologie sbagliate, sfociando inesorabilmente nel nichilismo. I valori a cui tutti noi facciamo riferimento sono soggettivamente validi, ma se si guarda l'umanità con occhio oggettivo, quegli ideologismi sono cancerosi. Per fare un paragone, in modo da riuscire a capire quale sia il metro giusto con cui applicare le nostre ideologie, è quello di porci l'unica domanda logica: da dove veniamo e dove siamo diretti!
L'umanità si deve interrogare sulle sue origini, il motivo della sua nascita e lo scopo a cui tende lungo il percorso della sua esistenza sulla Terra. Quando avrà dato un senso a queste domande, allora tutti confluiranno al bene comune. Ma, fintanto ché, l'uomo continuerà a vivere edonisticamente, i risultati saranno quella sterilità, che anche questo blog ne è vittima.

SOCIOLOGA TONONI DOTT.SSA PAOLA ha detto...
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stellina ha detto...

Salve Dott.ssa Paola, sono d’accordo con lei sul fatto di poter camminare assieme, ma sarebbe ancor più bello poter condividere il nostro cammino con tutti gli altri, purtroppo, il principio su cui fondarlo non è condiviso da molti, che inesorabilmente persistono su una strada sbagliata dal punto di vista ideologico, ma moralmente condivisibile alla luce, però, della fede, in quanto, presumendo che la salvezza dipenda solo dalla volontà dell’uomo, ci allontana da quella verità d fede che è la salvezza dell’anima per grazia divina, quindi se non ci convinciamo, e la realtà non può che dar ragione di questo, che l’unica salvezza la troviamo solo affidandoci a Gesù Cristo, il risultato del nostro destino sarà un completo fallimento.
L’aver allontanato Dio dalla nostra vita, che secondo i razionalisti è solo una invenzione della Chiesa per poter dominare i popoli (vedi il film “Genesi” solo per fare un esempio), e aver messo l’uomo al suo posto, porterà l’umanità intera all’autodistruzione, proprio perché essa è corrotta e tende sempre a far prevalere l’egoismo e l’avidità, che a volte, appunto, si traduce in fariseismo, generando quei mostri che oggi si fanno paladini dell’umanesimo. E’ necessario trovare un unico metro per misurare la moralità sociale, e questa minimo comune denominatore lo troviamo senza ombra di dubbio in Gesù Cristo, unica pietra angolare su cui edificare la società nuova libera dal giogo degli ideologismi. Anche perché, solo così si potrà dare un senso alla vita, solo così saranno valsi tutti i sacrifici e le sofferenze patite nel corso dell’esistenza. Tanto vale, altrimenti, non nascere nemmeno.

Andrea ha detto...

In riferimento al commento delle ore 05:08 del 29 marzo:
Vi invito a trattare approfonditamente questo argomento, sempre che sia nel vostro interesse:
"Il mito risorgimentale poggia.......

link video riassuntivo:
http://www.youtube.com/watch?v=6y4aABVESiA&feature=related

SOCIOLOGA TONONI DOTT.SSA PAOLA ha detto...
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ceguevaras ha detto...

Non c'è più niente da fare
e' stato bello sognare
la vita ci ha regalato
dei lunghi giorni felici
qualcosa che il tempo non cambierà mai.

Sergio ha detto...

Non riesco a capire la reticenza degli amministratori nel interloquire con i commentatori, che mi sembrano ben intenzionati ad esporre le loro idee ed opinioni come, del resto, recita l'inciso ai commenti, mi sembra che di punti su cui riflettere ve ne siano abbastanza ed anche di importanti, ma la passività espressa mi porta a pensare che siano argomenti scomodi rispetto alle reali intenzioni su cui è stato impostato il blog. Presumo, a questo punto, che i signori che tentano di instaurare una qual si voglia forma di dialogo, siano poco desiderati dagli amministratori, consolidando l'opinione negativa nei loro confronti, intenti a perseguire la loro strada ("di gronda") senza contraddittorio. E' l'esatto comportamento di colui che, spinto dall'orgoglio, dalla vanagloria, presume che sia giusto solo quello che è giusto per lui. Non penso che sia il modo migliore per gestire un blog, specialmente quando vedi scritto che :"ci interessa la tua opinione", figuriamoci un dibattito pubblico. Grazie comunque dell'attenzione.

SOCIOLOGA TONONI DOTT.SSA PAOLA ha detto...
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Massimo Raggini ha detto...

Mi dispiace ma faccio fatica a seguirvi sulla vostra strada. La strada della salvezza in Gesù e nella fede a me, purtroppo, non rasserena.
Nei commenti si dice: "..ci allontana da quella verità di fede che è la salvezza dell’anima per grazia divina..".
Mi dispiace davvero ma io so volare solo più in basso.
In questo momento cerco di viaggiare all'altezza degli uomini che per una serie di ragioni non dichiarate ed a me sconosciute hanno deciso di concentrare tutto il traffico di una valle a Poggio Berni. In questo momento cerco di capire come contrastare questa decisione poiché ancora nessuno ha avuto la bontà di spiegarne le ragioni.
Mi scuso con Sergio se non interloquisco sulla religione, sull'ideologia, e sulla vanagloria.
Non mi interessano gli argomenti che invece occupano le centinaia di pagine di Blog della dottoressa e di Andrea.
Costruire una strada è un fatto, una azione che ha a che fare con questioni concrete:
1) Il bisogno che c'è da soddisfare
2) Il metodo per misurare questo bisogno
3) Il metodo che la legge prevede di adottare per dare risposte a questo bisogno
4) Il tipo di soluzione che è possibile adottare per soddisfare il bisogno.
Questo post, una chiara provocazione, cercava interlocutori su questo tema (in tutti i blog funziona così) se i lettori desiderano esprimersi sulle democrazia portatrice di danni e di false promesse... occorrerebbe dare ordine alla discussione; in questo modo è sterile).
A presto (il tempo è davvero poco)
Massimo

SOCIOLOGA TONONI DOTT.SSA PAOLA ha detto...
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Andrea ha detto...

Mi dispiace che si sia creato questo clima conflittuale fra di noi, anche perché, sinceramente, dopo che avevo presentato le mie scuse a Massimo via email, che, visto la mancata risposta, presumo non le abbia accettate, mi sembra di capire che il nodo da sciogliere per poterci capire è quello di questa benedetta strada, che a mio avviso se è stato pianificato un progetto, sicuramente fatto da chi ha diretti interessi, non saremo certo noi ad impedirlo, anche perché il modo per destabilizzare l'assetto politico bernese l'hanno trovato, inoltre osservando l'ipotetico percorso, facendo il classico giochino della settimana enigmistica di congiungere i punti numerati per ottenere una figura, si capisce bene quale sviluppo avrà. Fondamentale sarà la svolta della zona ex Buzzi, da cui dipenderà, secondo me, molto della realizzazione della gronda; si va da un ipotesi residenziale a quella dell'inceneritore, certo che il fatto che Buzzi abbia comprato molti terreni nelle zone limitrofe, e aver chiuso lo stabilimento, cosa che era stabilita già da alcuni anni, mi sembra che vi sia un pò di controsenso o di tornaconto futuro.
Paola, sul fatto che non riesca a mettere a fuoco i problemi del nostro Comune, è da un po di tempo che ho messo gli occhiali, forse così riuscirò a vedere meglio.
Massimo, forse anche tu sei un po presbite, senza offesa, perché dicendo che non trovi interesse su ciò che scrivo, ognuno è libero di pensarla come vuole, ma volersi abbarbicare solo su ciò che riguarda il proprio giardino, dimentica che a Bruxelles c'è una Commissione, che non abbiamo eletto democraticamente, che decide delle nostre vite, e ha fatto dell'Italia, come della Grecia, della Spagna, del Portogallo, dell'Irlanda, quello che sono oggi. Quindi penso che, sì è giusto che ci occupiamo delle cose che ci riguardano più da vicino, ma è altrettanto sensato guardare alla radice dei nostri mali. E' come avere la casa allagata e continuare a buttare i secchi d'acqua dalla finestra invece di pensare prima di chiudere la falla. Bisogna cercare sempre di trovare dei compromessi se si vuol andare d'accordo, non andare sempre diritto con i paraocchi come i cavalli e dire quello che non ci sta bene. Questo vale per me come per tutti gli altri.

Massimo Raggini ha detto...

Carissimo Andrea
In primo luogo un chiarimento.
Ho letto, molto velocemente, i tuoi commenti e non avevo colto nessun tipo di offesa. Allo stesso modo non ho visto scuse che non servono affatto.
Questo è un blog libero ed i vostri contributi sono graditissimi.
Ciò premesso vi invito ad osservare, se lo riterrete utile, queste semplici regole:
1) Cerchiamo di mantenere a tema i commenti. In questo modo gli ospiti del blog potranno seguire meglio i ragionamenti.
2) La Piazza è un luogo politico. Per questa ragione è interesse degli amministratori promuovere ogni forma di dibattito che approfondisce il tema della regolazione della convivenza sociale. La vostra assiduità e partecipazione vi da diritto di chiedere l'apertura di Post sui temi che ritenete attuali. Sarò lietissimo di dare ai vostri contributi il rango che meritano. Una sola raccomandazione: la brevità e la originalità. Vi prego di non postare lunghissimi "incolli" ma estraete il succo.
Buona notte.

SOCIOLOGA TONONI DOTT.SSA PAOLA ha detto...
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SOCIOLOGA TONONI DOTT.SSA PAOLA ha detto...
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TONONI DOTT.SSA PAOLA ha detto...
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Andrea ha detto...

La Gronda rimarrà solo una piccola variante di un P:R. di fronte ad uno scempio come quello a cui stiamo assistendo oggi, che sarà la spada di Damocle sulle teste dei nostri figli e delle future generazioni:
l'immigrazione islamica.
Guardiamola, dunque, quest’Europa! E’ davvero ripugnante. Ripugnante per la sua vigliaccheria, per la sua infame ipocrisia, per la sua proditoria aggressione a popoli infinitamente più deboli quali gli Africani, ma soprattutto per la sua volontà di uccidere i propri cittadini e la loro civiltà addossando loro anche il costo dell’omicidio.
Che fine ha fatto l’Unione europea? Si è dissolta. Nessuno delle migliaia di politici che risiedono a Bruxelles ha neanche ricordato, in questi giorni di negazione bellica della fondazione “pacifista” dell’EU, di aver trionfalmente nominato soltanto pochi mesi fa, a completamento della costituzione-trattato di Lisbona, un ministro degli Esteri, per giunta britannico a sottolinearne la forza e l’importanza (la baronessa Ashton) con l’assunzione di ottomila funzionari per l’apertura di ambasciate in ogni paese del mondo. La politica estera ogni Stato se la fa per sé. segue....

Andrea ha detto...

L’Unione era un bluff e serviva a rendere l’Europa oggetto passivo della conquista islamica, in base alle leggi e normative appositamente predisposte: eliminazione dei confini e dei controlli doganali per le persone e per le merci; rigorosissima protezione degli stranieri contro gli interessi, di qualsiasi genere, degli abitanti; mandato di arresto europeo per “reati” inesistenti come il razzismo, ma inventati anche questi per difendere gli stranieri e severamente perseguiti tramite la Lega Antidiffamazione e le sue diramazioni. Tutte cose che ormai sappiamo a memoria e che, se stupiscono, è perché non si riusciva a credere fino in fondo che i governanti d’Europa avessero davvero come unico scopo, nel costruire l’Unione, la distruzione dei propri Stati, insieme alla morte culturale e fisica dei loro Popoli.
Adesso ne abbiamo delle prove talmente evidenti che è impossibile sbagliarsi. La Francia ha aggredito la Libia e la Costa d’Avorio, mandando in frantumi perfino il tabù della parola “guerra”, senza neanche consultarsi con i tanto amati “fratelli” europei. Ma nessuno creda che i politici non conoscessero bene i motivi che hanno preparato e scatenato l’attacco: le pseudo ribellioni praticamente contemporanee di tutti gli Stati nord africani sono state istigate e finanziate dagli Stati Uniti per avere un’ apparenza di giustificazione “democratica” nel mettervi i piedi, collocarvi governi di suo gusto, e non andarsene più. E’ una vecchia e consolidata strategia americana quella di provocare guerre “democratiche” e non vincerle mai del tutto. Servono esclusivamente per potervi rimanere e occupare per sempre il suolo straniero. Perdite di vite? Enormi spese militari? Immagine negativa? Ma certo. Queste sono tutte cose che pagano i sudditi, quelli americani e quelli dei paesi associati alle sue imprese; per l’America quello che conta è essere presente per omologare a se stessa a poco a poco tutti i popoli, oltre ovviamente ad impadronirsi del loro petrolio o delle loro miniere. segue....

Andrea ha detto...

La conseguenza inevitabile, però, per gli Stati europei che le si affiancano, è il travaso in Europa delle popolazioni africane. Neanche se supponessimo di essere governati da totali idioti, potremmo credere che non avessero messo nel conto che, bombardandoli a casa loro, sarebbero scappati da noi. Anzi, dato che radunare i soldi per il viaggio richiede una lunga preparazione, gli è stato soltanto offerto il momento e l’occasione propizia.
Quello che sta succedendo nella gestione degli immigrati tunisini fra Italia e Francia rappresenta soltanto una piccolissima prova della macroscopica menzogna con la quale è stata costruita l’Unione europea: siamo uguali, siamo fratelli, abbiamo la stessa patria, la stessa cittadinanza, lo stesso territorio, la stessa moneta, ci vogliamo tanto bene, non ci faremo mai più la guerra. Ce la faremo, invece (questa è una facile previsione), ma costituirà soltanto l’ultima fase della nostra agonia. Lo scopo sarà stato raggiunto: distruggere l’Europa della civiltà, della scienza, della filosofia, dell’arte, del cristianesimo, del diritto, della bellezza, e mettere al suo posto l’Europa degli Africani, ossia di chi non ha mai prodotto “pensiero” e che quindi non sarà di nessun ostacolo a coloro che stanno appunto, in silenzio, aspettando di veder passare lungo il fiume il cadavere europeo: la Russia e la Cina. Sarà un grave indebolimento anche per l’America, questo è certo. Anche gli Americani, infatti, non sanno “pensare”: sono stati quasi soltanto gli immigrati dall’Europa – Tedeschi, Francesi, Italiani – a dare il massimo contributo alla produzione intellettuale americana. Cosa di meglio, però, possono sperare popoli che sanno pensare quali i Russi e i Cinesi?
Ida Magli

Andrea ha detto...

Altro fattore da non trascurare e che è tangenziale al problema già sollevato prima, è quello che i banchieri sono coloro che ci hanno portato al disastro; sono quelli che, chiamando “gioco” la propria cupidigia, si sono impadroniti del mondo. Rientrare dal debito è la parola d’ordine di Tremonti e di Berlusconi; rientrare dal debito è la parola d’ordine degli usurai-traditori della sinistra (gli Amato, i Prodi, i Ciampi, i Monti) che ci hanno portato vittoriosamente a questo approdo. Il programma economico di Berlusconi è supportato dal suo abituale ottimismo: niente patrimoniale, per carità. Ma vendiamo quel poco di patrimonio che ancora possiede lo Stato perché è l’Italia, la nazione Italia che deve sparire. Insieme al federalismo, non ci vorrà nulla a cancellarla e, pensate: risparmieremo! Rimettiamo in marcia i consumi e vedrete: in tre anni il “debito” rientrerà, l’Europa batterà le mani davanti ai nostri miracoli. Povero Berlusconi, ci crede soltanto lui. Il “consumo” è la droga che si sono inventati quegli stessi che ci hanno espropriato della moneta per possederci: spendi, spendi, non risparmiare nulla. Adesso l’effetto-droga è finito e i popoli hanno recuperato il buon senso. Se le immatricolazioni delle auto sono diminuite del 20% rispetto al gennaio dell’anno scorso, è perché nessuno cambia più l’auto quando funziona ancora bene soltanto perché gli piace un modello diverso. Il mercato vero è questo, fondato sul bisogno e sulla ragione, non sull’avidità dei banchieri. Ida magli.

ceguevaras ha detto...

Quanta ipocrisia vedo in queste persone! Dove eravate quando hanno depredato il fiume della sua ricchezza, scavando sino all'argilla? Quello era il momento di salvaguardare la vallata dai predoni avidi di profitto! Ora i buoi sono scappati dalla stalla ed è troppo tardi per fare i sentimentali ecologisti! Fate mente locale e riflettete bene sul vostro cinismo: chi è causa del suo male, piange se stesso.

Paride ha detto...

La salvaguardia dell'ambiente deve essere un imperativo nella vita di ogni individuo di questa società. La Natura deve essere venerata per l'abbondanza di beni che dà all'uomo, che lo alimenta, che lo fa respirare, che lo fa bere, ogni atto di forza nei suoi confronti deve essere perseguito con ogni mezzo per salvaguardarla e proteggere la vita dell'uomo, ma soprattutto per garantire un futuro eco-sostenibile ai nostri figli. La nostra vallata è già stata vittima dell'interesse personale, del privilegio solo per pochi, defraudata della sua ricchezza è stato un vero atto barbarico al rispetto di essa e dell'uomo. La volontà politica che vuole fare un altra Chernobyl della nostra Valmarecchia, solo per arricchire gli interessi personali di qualche potente, deve essere denunciata ed ostracizzata su ogni versante. E' necessario cambiare la mentalità della gente sin dall'infanzia, ad insegnarli dalla scuola materna il rispetto verso la natura, fargli capire i valori che contano per avere una vita più dignitosa con meno cemento, meno inquinamento meno avidità. deve essere una sorta di Catechismo Ecologico con il fine di rendere fertile l'animo umano sensibile e rispettoso di Madre Natura e delle sue creature. Fare della Valmarecchia un parco naturale, un bene dell'Unesco, che sia lo specchio del vero amore dell'uomo verso se stesso e, soprattutto, verso quell'ambiente che lo ha modellato. Una decrescita felice, per intenderci, un ritorno ai primordi dell'uomo, il quale aveva verso la Natura il rispetto che gli spetta.